Horizon2020 – upPE-T : un primo sguardo sul progetto!

La plastica è un’invenzione che si colloca intorno ai primi anni del novecento. I polimeri artificiali hanno cambiato notevolmente il modo di vivere dell’uomo, aprendo l’epoca moderna.

Ormai la maggior parte dei prodotti di uso quotidiano sono in plastica. La si può trovare davvero ovunque ed è diventata una materia preponderante, sia nella produzione di oggetti, sia nel consumo abituale di ognuno di noi.

Purtroppo smaltire questo materiale non è molto facile e, sfortunatamente, ci sono addirittura delle plastiche che non sono riciclabili causando, perciò, non pochi danni all’ambiente.

Il nostro pianeta è sempre più inquinato e lo si evince soprattutto dai dati che vengono dagli oceani e dai mari.

 

L’impatto della plastica sulla vita marina

La causa maggiore di inquinamento dei mari è proprio la plastica, che impatta negativamente sull’ecosistema di pesci, tartarughe e uccelli marini. Essa causa la morte per intrappolamento e ingestione.

Spesso gli stessi pesci che hanno ingerito e assorbito le microplastiche poi finiscono sulle nostre tavole.

I dati risultano allarmanti soprattutto per l’Italia che al momento detiene il primato europeo per consumo di acqua in bottiglia. Si cerca di ridurre il consumo di plastica, adottando diverse misure come il bando sui sacchetti emesso nel 2012. Purtroppo livelli di microplastiche presenti nel Mediterraneo, sono addirittura analoghi a quelli rinvenuti nell’oceano Pacifico.

Uno studio sul mar Mediterraneo invaso da plastica

L’istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, insieme all’Università Politecnico delle Marche e a Greenpeace hanno analizzato il mar Mediterraneo. Lo scopo è stato fornire una campionatura delle acque più soggette all’azione antropica.

Dalle analisi ottenute, si rilevano dei dati alquanto allarmanti. I valori delle microplastiche presenti nelle zone sottoposte all’opera dell’uomo sono di circa 3,56 frammenti per metro cubo. Anche in zone più lontane, ipoteticamente meno soggette all’inquinamento, i valori registrati risultano essere di 2,2 frammenti per metro cubo.

 

L’annoso problema delle microplastiche

Queste cifre fanno comprendere come le microplastiche viaggino velocemente, propagandosi in maniera aggressiva. Anche in zone lontane dai porti e dall’azione umana, si inquinano queste aree un tempo incontaminate.

Per rendere meglio l’idea dell’inquinamento presente nel mar Mediterraneo, si può immaginare di riempire una piscina olimpionica con l’acqua delle Isole Tremiti. Nonostante la lontananza da sorgenti inquinanti, se si facesse un bagno in questa piscina si nuoterebbe in mezzo a circa 5.500 pezzi di plastica.

 

Una situazione ecologicamente disastrosa

A inizio del 2018 vicino le coste spagnole della regione della Murcia è stato ritrovato un capodoglio morto. L’animale aveva ingerito 29 chilogrammi di plastica, che il suo corpo non è riuscito più ad espellere e ne ha causato la morte. La situazione è estremamente grave.

 

La situazione della plastica in Italia
Il nostro Paese si trova oggi a essere il secondo al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica. I contenitori di plastica impiegano dai cento ai mille anni per essere degradati. Per questo motivo riciclare è fondamentale.
Purtroppo non è una soluzione sufficiente. Pensiamo che di oltre 2,1 milioni di tonnellate di prodotti in plastica consumati in Italia nel 2015, solo 900 mila sono state differenziate. Di queste ultime, solamente 540 mila tonnellate sono state riciclate.

Solo una parte della plastica viene riciclata

In Italia viene riciclato solo un quarto dei prodotti realmente consumati. Questo dato rende di fatto il sistema del riciclo insufficiente ad arginare questa emergenza. Il tasso dei ricicli è cresciuto negli ultimi anni. La raccolta differenziata è cresciuta dal 38% del 2014 al 43% del 2017. Nonostante questo, non siamo riusciti a compensare il costante aumento del consumo di prodotti di plastica monouso.

 

Situazione Europea

Nel 2019, il 19% dei rifiuti di plastica post-consumo degli imballaggi per alimenti e bevande è stato ancora inviato in discarica e il 39,5% è stato incenerito per il recupero energetico in Europa. La gestione sostenibile di tali rifiuti plastici è diventata un problema molto impegnativo per l’industria del riciclaggio a livello globale. Per raggiungere l’economia circolare delle materie plastiche è necessario che non ci siano discariche o inceneritori. Le attuali alternative di riciclaggio hanno però importanti limitazioni – (i) il riciclaggio meccanico degrada le proprietà della plastica, e (ii) il riciclaggio chimico per la depolimerizzazione della plastica richiede alta energia e lunghi tempi di reazione per essere efficace, di conseguenza solo il 2% dei rifiuti di plastica viene riciclato chimicamente.

 

Il progetto Horizon 2020 upPE-T: upcycling of PE & PET wastes to generate biodegradable bioplastics for food & drink packaging

Unione Nazionale Consumatori Umbria è partner del progetto Horizon 2020 upPE-T: upcycling of PE & PET wastes to generate biodegradable bioplastics for food & drink packaging.

upPE-T contribuirà direttamente a raggiungere gli impatti attesi del tema: (a) il riciclaggio fino al 60% dei rifiuti plastici degli imballaggi per alimenti e bevande (PE e PET) entro il 2030, (b) contribuire altamente ad aumentare le strutture di riciclaggio dei rifiuti potenziate introducendo un sistema biocatalitico innovativo nel settore del riciclaggio, (iii) stabilire una tabella di marcia percorribile per garantire che il 60% degli imballaggi in plastica per alimenti e bevande sia prodotto da fonti rinnovabili, (iv) aumentare la consapevolezza tra i cittadini europei dei prodotti e della capacità di riciclaggio dei materiali, e (v) standardizzazione e certificazione per facilitare la futura replicabilità e il più ampio utilizzo e garantire l’accettazione del mercato. upPE-T vuole risolvere queste sfide attraverso una soluzione innovativa per il riciclaggio dei rifiuti di imballaggio post-consumo in PE e PET, trasformandoli in una gamma di bioplastiche gbiodegradabili e riciclabili (PHBVs) per la produzione di imballaggi per alimenti e bevande. Il progetto upPE-T, una Research and Innovation Action (RIA), ha ricevuto una sovvenzione di 7.826.685 € dalla Commissione Europea.

Soluzioni possibili per un mondo senza plastica

Per ridurre il consumo e la produzione di plastica, si sta cercando di adottare diverse misure. La prima è di limitare l’uso della plastica nel processo di confezione dei prodotti a uso domestico, anche se con estrema difficoltà.

Partire da piccoli gesti quotidiani

Se si desidera davvero aiutare il pianeta e il nostro mare, si può cominciare dai piccoli gesti quotidiani.

  • Privilegiare prodotti che non abbiano imballaggi di plastica;
  • Preferire i detersivi distribuiti alla spina o le ricariche, in modo da utilizzare sempre lo stesso contenitore;
  • Comprare frutta e verdura sfusa;
  • Utilizzare delle buste di tela quando si va al supermercato;
  • Evitare di acquistare acqua in bottiglia, magari installando un purificatore di acqua nella propria abitazione.

Una soluzione per aiutare le nostre città e il nostro pianeta è possibile.
Bisogna agire fin da subito per affrontare il problema delle plastiche, riducendo il consumo.

 

 

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