L’Europa vuole meno obsolescenza… o forse no

Il Parlamento Europeo vieta pratiche sleali come l’obsolescenza

Oggi parliamo di obsolescenza e di novità dall’Europa. Mai più pubblicità di lavatrici in cui si promettono 5000 lavaggi se la durata non è provata, così come niente giochetti dei produttori sulla garanzia degli elettrodomestici, né spot che invitano a cambiare beni di consumo prima del necessario. Il Parlamento Europeo prende sul serio l’economia circolare. Nella Direttiva recentemente approvata contro il greenwashing vieta pratiche sleali come l’obsolescenza precoce e gli ostacoli alla riparazione dei prodotti.

Se però da una parte l’Ue chiede che le informazioni sulla riparabilità e la durabilità dei prodotti siano messe a disposizione dei consumatori presso i punti vendita, noi di Unc abbiamo più volte evidenziato che sono indispensabili ulteriori obblighi per rendere prodotti più durevoli o riparabili.

Eppure basterebbe poco per disincentivare il modello di economia lineare del tipo “estrai-produci-usa-getta” a favore di un modello circolare. Basti pensare che in Europa ogni anno vengono prodotti 2,2 miliardi di tonnellate di rifiuti. I grandi elettrodomestici, come le lavatrici e le stufe elettriche, sono tra i rifiuti più raccolti e rappresentano oltre la metà di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici raccolti. Seguono le apparecchiature informatiche e di telecomunicazione (computer portatili, stampanti). Le apparecchiature di consumo (videocamere, lampade fluorescenti) e i pannelli fotovoltaici nonché i piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, tostapane). Tutte le altre categorie, come gli attrezzi elettrici e i dispositivi medici, rappresentano in totale il 7,2 % dei rifiuti elettronici ed elettrici raccolti. Le pratiche di riciclo variano da uno stato membro all’altro. Nel 2017 la Croazia ha riciclato l’81,3% di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici, mentre l’Italia ha registrato una percentuale del 32,1%.

35 milioni di tonnellate di rifiuti provengono da prodotti buttati prematuramente

Da un recente sondaggio dell’Eurobarometro è emerso che 35 milioni di tonnellate di rifiuti provengono dai prodotti di uso comune che vengono buttati via prematuramente. Questi generano 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra. In termini economici è stato inoltre calcolato che la perdita per i consumatori dovuti alla scelta della sostituzione anziché della riparazione è stimata a quasi 12 miliardi di euro all’anno.

Insomma, riparare un elettrodomestico anziché buttarlo fa bene all’ambiente oltre che al portafoglio, ma dall’Europa ci saremmo aspettati un impegno ancora più concreto: iniziare ad obbligare le aziende a mettere in vendita i pezzi di ricambio a prezzi accessibili, sarebbe stato un primo passo così come vietare l’utilizzo di software che bloccano pezzi di ricambio compatibili e di seconda mano.

 

 

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