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Sei un migrante? Vuoi creare una tua azienda? Vuoi lavorare in proprio?

Il passaggio degli immigrati nelle file del lavoro indipendente rappresenta forse la più interessante evoluzione del rapporto tra lavoratori stranieri ed economie riceventi degli ultimi due decenni (Maurizio Ambrosini, (2007), “Il mercato del lavoro immigrato” in Regini M. (a cura di), La sociologia economica contemporanea, Roma – Bari: Editori Laterza).

Forte mobilità sociale e geografica significa che si moltiplicano le occasioni in cui un gruppo culturalmente integrato si trova ad accogliere al suo interno individui culturalmente diversi (Simonetta Tabboni) (1986), Vicinanza e lontananza. Modelli e figure dello straniero come categoria sociologica, Milano: Franco Angeli).

 

 

Le “imprese immigrate” sono spesso aziende di piccolissime dimensioni e con bassi margini di guadagno, che nascono tra le intercapedini di un sistema economico nazionale frammentato: alcune volte “sorgono per rispondere a domande culturalmente connotate o fornire servizi specifici alle minoranze straniere”78, altre volte nascono come soluzione alle necessità di lavoratori autonomi e di piccole imprese, sfociando nella subfornitura e nel contoterzismo. Alcune volte però queste attività possono iniziare dei percorsi di crescita virtuosi e generare innovazione: dall’importazione di nuovi prodotti,fino, addirittura, alla creazione di nuove attività nei paesi di origine (Annalisa Filomena).

 

 

L’iniziativa imprenditoriale dei lavoratori di origine immigrata in Umbria conta all’inizio del 2018 oltre 8 mila imprese, con un’incidenza dell’8,7% sul totale delle imprese in regione. Sebbene con un tasso di crescita tra il 2012 e il 2017 di 5 punti inferiore rispetto alla media nazionale, il numero di imprese immigrate locali risulta in crescita, registrando un salutare 14,6% in più,mentre nello stesso periodo le imprese italiane locali sono diminuite dell’1,8%.Da non trascurare però la fase di arresto corrente, che ha visto tra il 2016 e il 2017 le imprese immigrate locali diminuire di uno 0,3%, sulla scia del -1,1% registrato dalle imprese italiane locali.Tra le imprese regionali i cui responsabili sono nati all’estero, il 71,0% è gestito da stranieri non comunitari e il 78,1% è registrato secondo una dimensione individuale (6.441 su 8.249). Per quanto riguarda il caso specifico delle imprese individuali, gli archivi offrono interessanti informazioni aggiuntive sugli stranieri che ne sono titolari. Innanzitutto,per quanto riguarda la dimensione di genere le donne rappresentano il 26,7% dei titolari di impresa stranieri, ben 3 punti percentuali in più rispetto all’incidenza femminile complessivamente registrata in Italia, pari al 23,3%.Per quanto riguarda la distribuzione territoriale l’80,5% si concentra nella provincia di Perugia e il restante 19,5% in quella di Terni. Perugia, con 5.187 imprese individuali immigrate, rappresenta la quarta provincia dell’Italia centrale per rilevanza numerica, dopo Roma (47.213), Firenze (14.090) e Prato (7.756).Tra i principali paesi di nascita più rappresentati tra i titolari d’impresa stranieri troviamo a livello regionale il Marocco con il 18,1%, la Romania con il 14,4%, l’Albania con il 13,1%, la Cina con il 6,4% e la Svizzera con il 4,4% (in quest’ultimo caso si tratta piuttosto di figli di migranti italiani tornati nella patria dei genitori o almeno di uno di essi). Mentre i nati in Marocco sono i primi nella provincia di Perugia e i terzi nella provincia di Terni, su posizioni simmetricamente opposte si collocano nelle medesime province i nati in Romania. Per quanto riguarda i settori di avviamento delle imprese immigrate, primeggiano i servizi con il 53,7% (anche se con oltre 7 punti al di sotto della media nazionale), seguiti da industria (36,4%) ed agricoltura (7,2%). In un caso su tre il comparto di avviamento dell’impresa immigrata è il commercio (35,3%), seguito dall’edilizia con il 29,3%, dalle attività manifatturiere con il 7,3% e dell’agricoltura con il 7,2%. Proprio quest’ultima, che registra un’incidenza più che doppia rispetto alla media nazionale del 3,1%che la porta a rappresentare la quarta regione d’Italia dopo Basilicata, Molise e Sicilia, può contare su un contesto regionale particolarmente competitivo per quanto riguarda la produzione di olio, vini e specifici prodotti agricoli come i girasoli, il tabacco e i cereali. A livello provinciale, nonostante l’elevato tasso industriale che caratterizza l’area ternana, i titolari d’impresa stranieri nel settore dell’agricoltura raggiungono addirittura l’8,2% (Rapporto IDOS RII, 2018).

 

 

 

Il lavoro autonomo non comprende solamente le attività di natura imprenditoriale ma anche altre. Nel solo caso italiano, per esempio, l’ISTAT divide questa categoria generale in ben cinque gruppi:

1. Imprenditori
2. Professionisti
3. Lavoratori autonomi (negozianti, artigiani ed agricoltori)
4. Lavoratori delle cooperative
5. Coadiuvanti familiari

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