Una telefonata, qualche mail e 2300 euro spariti: banca rimborsa il cliente truffato con lo spoofing

L’avvocato Marinelli avverte: “Questa volta siamo riusciti a ottenere il rimborso, ma non tutti hanno la stessa fortuna”

Una telefonata, qualche mail e il conto corrente svuotato. Questa è la storia di un umbro caduto nella truffa dello spoofing. Circa 2300 euro svaniti, ma grazie all’intervento degli avvocati dell’Unione nazionale consumatori ha ottenuto dalla banca il rimborso integrale delle somme sottratte.

“Lo spoofing telefonico  – spiega l’avvocato Damiano Marinelli, presidente dell’Unione nazionale consumatori Umbria – è una pratica illegale che consente ai truffatori di far comparire sul display un numero affidabile, come quello della banca o di un ente pubblico, inducendo così la vittima ad abbassare la guardia. Viene realizzato tramite software o servizi VoIP che manipolano il numero in uscita. Il risultato? L’inganno è pressoché perfetto”. Secondo l’associazione “i casi più frequenti riguardano finti operatori bancari che chiedono accessi all’home banking, falsi enti pubblici che richiedono pagamenti urgenti, truffatori che si fingono familiari in difficoltà o numeri locali usati per aumentare la possibilità di risposta. Il fenomeno rischia di crescere ulteriormente con la diffusione dei bonifici immediati”. 

La truffa, le conseguenze e il rimborso

Secondo la ricostruzione dell’Unc Umbria tutto è iniziato “con una telefonata che sembrava provenire dal numero ufficiale della banca”. Dall’altro capo del telefono “un presunto operatore segnalava alla vittima un’operazione sospetta, invitandola ad accedere al proprio home banking per verificare”. E la truffa è in piena corsa. “Poco dopo, l’uomo ha anche ricevuto alcune email apparentemente autentiche, che lo avvisavano di bonifici mai autorizzati effettuati sia dal suo conto personale che da quello cointestato con la moglie”, spiegano. E ancora: “Inizialmente diffidente, il cliente ha finito per fidarsi poiché ogni dettaglio sembrava vero. Dopo aver seguito le istruzioni fornite, però, ha scoperto che i soldi erano stati prelevati fraudolentemente anziché bloccati”.

A quel punto l’uomo ha capito di essere stato truffato e si è rivolto all’Unc, dove l’avvocato Elisabetta Congiusta, referente dello sportello consumatori di Perugia, ha preso in carico la pratica. Una volta presentata denuncia ai carabinieri, “è stata inoltrata anche una richiesta di rimborso alla banca, che però inizialmente ha respinto ogni responsabilità”, sottolineano dall’unione. La controversia “è arrivata davanti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF). Solo a quel punto, appena ricevuta comunicazione dell’istanza, l’istituto di credito ha fatto marcia indietro e ha rimborsato interamente il cliente truffato”. 

L’avvocato Marinelli avverte: “Questa volta siamo riusciti a ottenere il rimborso, ma non tutti hanno la stessa fortuna. Per questo la prevenzione e l’informazione restano le armi più efficaci”.


Una telefonata, qualche mail e 2300 euro spariti: banca costretta a rimborsare il cliente truffato con lo spoofing
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