
“Trucco” del tasso di mora nascosto nel contratto: coppia umbra risparmia 81.357 euro
La sentenza del Tribunale di Spoleto annulla gli interessi illegittimi. L’avvocato: “Se la banca non scrive chiaro come calcola, il consumatore non paga”
Una sentenza che restituisce il sorriso a una famiglia umbra, quella emessa dal Tribunale di Spoleto con la quale è stato ridotta la cifra ancora da corrispondere, relativa a un mutuo da 134.139,91 euro, che con la firma del giudice passa a 52.782,11 euro. Oltre 81 mila euro di somme richieste dall’istituto di credito sono state dichiarate non dovute, con un effetto liberatorio enorme sulle finanze e sulla serenità della coppia coinvolta.
A portare a casa questo risultato è stata l’avvocatessa Elisabetta Congiusta, legale dell’Unione nazionale consumatori Umbria, che ha trovato un vizio nascosto in una delle clausole più comuni dei contratti bancari: il tasso di mora.
Al centro della battaglia legale c’è un dettaglio apparentemente tecnico, ma fondamentale e con effetti pesanti per i contraenti. Il contratto prevedeva un tasso di mora agganciato all’Euribor, ma senza specificare se il calcolo dovesse avvenire su 360 o 365 giorni. Una omissione che, secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione, rende il tasso giuridicamente indeterminato e quindi inapplicabile.
Di fronte a questa “zona d’ombra” contrattuale, il Tribunale di Spoleto ha applicato il meccanismo di tutela previsto dal Testo unico bancario. La clausola è stata dichiarata nulla e, al posto del tasso convenuto, è entrato in gioco il tasso minimo dei Bot, molto più favorevole per i consumatori. Un ricalcolo che, confermato dai conti del consulente tecnico d’ufficio, ha portato all’abbattimento del capitale e al risparmio record di 81.357,80 euro.
“Non è solo una questione di numeri, ma di trasparenza. Se la banca non scrive in modo chiaro come calcola gli interessi di mora, il consumatore ha il diritto di non pagare” ha spiegato l’avvocato Elisabetta Congiusta.
La sentenza di Spoleto si inserisce in un filone giurisprudenziale sempre più robusto che dichiara nulle le clausole sugli interessi quando mancano elementi chiave, come il divisore esatto (360 o 365 giorni) o la metodologia di calcolo. In soldoni: se il contratto è incomprensibile o lacunoso, il mutuatario può chiedere l’applicazione di tassi sostitutivi più leggeri, con rimborsi consistenti.
A commentare la vittoria è anche il presidente dell’Unione nazionale consumatori Umbria, l’avvocato Damiano Marinelli: “Questa decisione dimostra che i dettagli fanno la differenza. Una riga poco chiara sul tasso di mora può pesare quanto anni di sacrifici di una famiglia. Invitiamo chi ha un mutuo indicizzato all’Euribor a non limitarsi a ‘fidarsi’ del contratto, ma a farlo controllare da professionisti. L’Unione nazionale consumatori Umbria è al fianco dei cittadini per trasformare i tecnicismi bancari in diritti concreti, come è avvenuto in questo caso, dove oltre 80 mila euro sono tornati nella disponibilità dei consumatori”.
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“Trucco” del tasso di mora nascosto nel contratto: coppia umbra risparmia 81.357 euro
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