Niente restituzione del Reddito di cittadinanza se l’errore dichiarativo non cambia il diritto a percepirlo

L’Unione Nazionale Consumatori Umbria rende noto che il Tribunale di Viterbo – Sezione Lavoro – ha affermato un principio di grande rilievo per i beneficiari del Reddito di cittadinanza: le dichiarazioni inesatte rese nella domanda non legittimano l’INPS a recuperare le somme già erogate quando, anche correggendo l’errore, il diritto alla prestazione sussisterebbe comunque.

Il caso riguardava un cittadino assistito dall’avv. Leonardo Di Russo, responsabile della sede UNC Umbria di Orvieto, al quale l’INPS aveva richiesto la restituzione delle somme percepite a titolo di Reddito di cittadinanza per la mancata indicazione di alcune quote di proprietà di piccoli terreni agricoli.

Il Giudice ha accertato che il valore catastale complessivo di tali immobili era comunque inferiore alla soglia dei 30.000 euro prevista dalla normativa sul Reddito di cittadinanza per l’accesso al beneficio. Ne consegue che, anche qualora i terreni fossero stati correttamente dichiarati, il cittadino avrebbe avuto ugualmente diritto al sussidio e, pertanto, l’INPS non può pretendere la restituzione delle somme già corrisposte.

Secondo il Tribunale, dunque, l’errore o l’incompletezza delle dichiarazioni rese nella domanda non giustificano di per sé il recupero delle prestazioni, quando non incidono in concreto sulla sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge.

UNC Umbria esprime soddisfazione per questa decisione, che conferma la necessità di tutelare i cittadini da pretese restitutorie ingiustificate e invita tutti coloro che si trovino in situazioni analoghe a rivolgersi alle proprie sedi territoriali per una valutazione del caso e l’eventuale assistenza nelle azioni di tutela.

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