Carburanti a Malta, in Umbria benzinai e consumatori insorgono: “Serve tagliare accise”

di Catia Turrioni

La beffa di Malta sui carburanti, compra dall’Italia e vende a meno, avvelena gli animi. E per una volta i gestori degli impianti di carburante e i consumatori si trovano dalla stessa parte della barricata. Giulio Guglielmi, presidente regionale Figisc (la Federazione dei gestori degli impianti stradali di carburanti in Umbria aderente a Confcommercio), è lapidario: “A Malta il carburante costa meno? Semplice, non ci sono le accise dell’Italia”, dice. Guglielmi sottolinea ancora le difficoltà della categoria in questo momento: “Abbiamo registrato un calo importante delle vendite. Il gestore guadagna a litro venduto e non a percentuale sull’incasso e i ricavi sono diminuiti nell’ultimo anno”.

Va più in profondità della questione Damiano Marinelli, presidente regionale dell’Unione nazionale consumatori: “Il caso di Malta offre spunti interessanti sul modo in cui uno Stato può intervenire sul mercato dei carburanti, ma evidenzia anche le difficoltà di applicare un modello analogo in Italia. Il mercato maltese ha dimensioni e consumi molto inferiori a quelli italiani e questo rende più sostenibile un intervento pubblico diretto. Secondo le informazioni raccolte, lo Stato maltese garantirebbe un sostegno nell’ordine di 40-45 centesimi di euro al litro.
Rapportando un intervento di questa entità alle dimensioni del mercato italiano – spiega Marinelli – l’esborso per le casse pubbliche potrebbe superare i 30 miliardi di euro. Una cifra che va confrontata con i circa 2 miliardi di euro sostenuti dall’Italia per gli interventi che hanno ridotto il prezzo dei carburanti di circa 17 centesimi al litro, per un periodo limitato. La differenza non dipende soltanto dalla diversa fiscalità, ma soprattutto dalle dimensioni del mercato e dai volumi di carburante consumati in Italia. Un sostegno calcolato per ogni litro avrebbe inevitabilmente un costo molto più elevato”.

Il confronto, secondo Marinelli, apre però anche una riflessione sulla capacità dello Stato di utilizzare strumenti finanziari per gestire strategicamente i prezzi dell’energia. “Invece di puntare esclusivamente sulle scorte fisiche, che comportano costi e problemi di stoccaggio, si potrebbero utilizzare strumenti finanziari per assicurarsi in anticipo condizioni di acquisto più favorevoli – aggiunge Marinelli – Il periodo del Covid rappresenta un esempio significativo: il petrolio arrivò persino a essere scambiato a prezzi negativi. Un’occasione che, al di là delle emergenze del momento, avrebbe potuto essere sfruttata attraverso una strategia di lungo periodo. E’ proprio questa la differenza tra affrontare l’emergenza e avere una visione da statista: non guardare soltanto ai prossimi mesi, ma pianificare le scelte energetiche dei prossimi cinque o dieci anni”.

https://www.corrieredellumbria.it/news/cronaca/463539/carburanti-a-malta-in-umbria-benzinai-e-consumatori-insorgono-serve-tagliare-accise.html

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