Aumento record degli alimentari: «Fare la spesa ormai è una cosa da ricchi»

Ce ne accorgiamo ogni volta che facciamo la spesa: il conto è sempre più salato e il carrello è sempre più vuoto. È l’inflazione, che sui prodotti alimentari, quelli di cui nessuna famiglia può fare a meno, ha avuto aumenti da record

Ce lo dicono i dati Istat: negli ultimi 4 anni i prezzi degli alimentari sono saliti del 24,9%. Chi ci rimette sono le famiglie con redditi medio-bassi, costrette a tagliare la spesa o ad acquistare prodotti di qualità sempre più scarsa pur di far quadrare i conti. 

Chi soffre di più l’aumento dei prezzi? 

Le famiglie a basso reddito soffrono di più l’inflazione sui prodotti alimentari perché sono la maggior parte dei loro consumi. L’aumento dei prezzi, però, negli ultimi anni ha impoverito anche il ceto medio.  

Lo spiega il presidente di UNC, Massimiliano Dona: «Le spese obbligate, come quelle alimentari, sono decollate, mentre stipendi e pensioni sono rimasti al palo. Questo è il problema dell’Italia, lo denunciamo da anni. Anche a chi ha visto rinnovato il contratto collettivo nazionale, penso per esempio a quello della scuola 2022-2024, è stato dato un incremento medio del 6-7%, inferiore all’inflazione registrata nel solo 2022, +8,1%. Così le famiglie continuano a perdere potere d’acquisto». 

Il costo della vita che aumenta a questa velocità significa una stangata di 250 euro all’anno per una coppia con due figli, mentre per una coppia con un figlio la spesa aggiuntiva per mangiare e bere è di 219 euro. Una famiglia media spende 173 euro in più, 96 euro per un single under 35, mentre una coppia con 3 figli dovrà sborsare addirittura 265 euro in più. 

Ora stiamo assistendo a una decelerata dell’inflazione, ma è una magra consolazione per i consumatori: i prezzi continuano a salire, solo ad un ritmo più basso rispetto a prima. 

Perché i prezzi degli alimenti hanno iniziato ad aumentare? 

L’aumento dei prezzi è iniziato nella seconda metà del 2021, ma ha avuto una incredibile accelerata tra il 2022 e il 2023, con l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni alla Russia, che hanno fatto schizzare i prezzi dell’energia.  

«Le ragioni degli aumenti le sappiamo» dice il presidente UNC «il problema è che nessuno, né a livello europeo né italiano, fa qualcosa per impedire le speculazioni e aumentare la concorrenza. Sul gas, per esempio, una delle cause principali della crescita dei prezzi, ci avevano detto che si sarebbero tentate diverse strade (abbandonare il Ttf di Amsterdam, disaccoppiare il prezzo della luce da quello del gas, ripensare il meccanismo delle aste Ets) e invece non si è fatto nulla».  

I rialzi sono continuati anche nel periodo successivo. Dopo la crisi è arrivata la speculazione

«Le speculazioni ci sono sempre, perché anche quando un aumento è inizialmente giustificato, magari da fattori internazionali, poi c’è chi coglie la palla al balzo per arricchirsi, sia all’estero che in Italia. Finché si consente di scommettere sul rialzo dei prezzi delle materie prime, avremo sempre bolle speculative, dal gas al grano». 

Quali prodotti hanno subito i rialzi più alti? 

Da ottobre 2024, in testa ai rincari dei prodotti alimentari ci sono cacao e cioccolato in polvere, il caffè e cioccolato. Non va molto meglio per la carne bovina, le uova, il burro, la carne ovina e il pollame. 

Ecco la classifica degli aumenti di ottobre 2025 rispetto al mese precedente: 

  • Cioccolato, in un mese sale del 2,7% 
  • Gelati, +2,6% 
  • Cacao e cioccolato in polvere salgono a +2,1% 
  • Cereali per colazione, +1,9%  
  • Conserve di frutta, +1,7% 
  • Olio di oliva, che riprende a salire dell’1,5% in un mese, dopo che da febbraio 2025 aveva registrato un calo ininterrotto del prezzo  
  • Altri prodotti a base di cereali, +1,3% 
  • Caffè e Bibite analcoliche, +1,1% 
  • Altri prodotti di panetteria e pasticceria, +1%. 

Vediamo anche quanto sono aumentati i prezzi di alcuni prodotti in un anno, ecco la classifica dei rincari da ottobre 2024 ad ottobre 2025

  • Cacao e cioccolato in polvere, +21,8%  
  • Caffè, +21,1% 
  • Cioccolato, +10,2% 
  • Carne bovina, +7,9% 
  • Uova +7,2% 
  • Burro +6,7% 
  • Carne ovina e Pollame, +5,3%  
  • Latte conservato, +5% 
  • Riso, +4,6% 
  • Pesce fresco, +4%.  

Cosa si dovrebbe fare? 

Quali potrebbero essere le azioni per contrastare la galoppata dell’inflazione che sta impoverendo i consumatori italiani? 

Massimiliano Dona spiega la posizione di UNC: «Abbiamo fatto delle osservazioni sulla legge annuale sulla concorrenza. Questo è un Paese dove puoi vendere un chilo di pasta a 1 milione di euro, ma non sei libero di fare vendite sottocosto, dato che non puoi farle per più di 3 volte all’anno, per una durata superiore a 10 giorni, per più di cinquanta prodotti e devi pure comunicarlo al sindaco». 

1 Comment

  • Eugenio Giannoni

    Invece che proporre le vendite sottocosto che la GDO ribalta pari pari a noi produttori primari, cerchiamo di stimolare i politici a far riaprire i mercati rionali pubblici degli agricoltori, fatti sparire completamente a favore dei supermercati. Ai mercati si risparmia, e le famiglie riprendano a fare le cose in casa con ingredienti genuini: allora mangi bene e risparmi, invece che ingrassare la GDO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *