Malasanità, l`ospedale offre il risarcimento ma poi ci ripensa

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Riportiamo un articolo estratto dal da pagina 6 di MESSAGGERO UMBRIA del 02-02-2015

Autore: Nicoletta Gigli

 

Attendiamo di conoscere gli esiti della vicenda: anche l’Unione Nazionale Consumatori Umbria è da sempre in prima linea perchè si possa parlare di BuonaSanità e di giusta tutela dei pazienti. Riteniamo infatti che l’errore medico (o sanitario) possa purtroppo sempre accadere, come in percentuale accade di fatto, ma la prevenzione, unita a processi e modelli appropriati di comportamento possano ridurre sensibilmente tali eventualità. Inoltre e comunque, quando accadono tali eventi, andrebbe prevista una via partecipata e chiara per arrivare velocemente al risarcimento del danno, anche con metodi alternativi alla giustizia ordinaria (spesso lenta e poco adatta).

 

DONNA VIENE RIMANDATA A CASA DOPO UN CONTROLLO E MUORE. LA RABBIA DEI FAMILIARI «ASPETTIAMO GIUSTIZIA»

«E’ una ferita che non si rimargina. Mia madre era una donna piena di vita, non accetto che il suo calvario venga trattato senza alcun rispetto». Andrea è reduce dall’ennesima udienza di un triste caso di presunta malasanità. Sua madre, poco più di settant’ anni, si è sentita male ed è stata portata in ospedale, dove probabilmente non tutto è andato come doveva. La donna, dopo alcuni controlli neurologici, era stata rimandata a casa in attesa di una tac. «Era in cura per la pressione alta, il nostro medico ci disse che poteva rischiare ischemie cerebrali o cardiache. Al pronto soccorso iniziano le stranezze: mia madre aveva interrotto la cardioaspirina tré giorni prima perché doveva fare un accertamento al seno. I medici hanno invece scritto che aveva già un tumore al seno, inventandosi di sana pianta una malattia che non aveva». Tra controlli e “stranezze” la donna sta sempre più male, ed è costretta a tornare in ospedale, dove si consumerà la tragedia. «Mia madre ha un ictus devastante, da cui non si riprenderà più: morirà dopo tre mesi, trascorsi in stato di semi-incoscienza e tra indicibili sofferenze, sue e nostre, che la vedevamo spegnersi come una candela».

TRE ANNI FA IL DECESSO

Dopo il decesso, nel gennaio di tre anni fa, Andrea, già vittima di un caso di malasanità risarcito dallo stesso ospedale, e sua sorella Elena, che vive all’estero, hanno preteso che si accertasse la verità. L’ospedale all’inizio non risponde neppure alla richiesta di risarcimento del legale e poi offre denaro a volontà. Salvo ripensarci quando deve tirare fuori soldi. Parte la causa e, durante la prima udienza, il legale dell’ azienda ospedaliera fa un’offerta di quasi 200mila euro per chiudere la partita. «Non abbiamo accettato – dice Andrea – non volevamo fare soldi sulla perdita di nostra madre. Volevamo solo che venissero accertate le responsabilità». La causa va avanti, il giudice nomina un perito e, a sorpresa, arriva la seconda offerta di risarcimento, quasi raddoppiata. Andrea ed Elena si consultano e alla fine decidono di accettare, anche per porre finire all’ulteriore sofferenza causata dal processo. Elena compra anche il biglietto aereo perché deve venire a Terni per firmare le carte ma c’è il colpo di scena.

IL RIPENSAMENTO

“L’avvocato ci comunica che l’ospedale all’improvviso ci ha ripensato. La motivazione sarebbe legata al fatto che qualcuno dell’ospedale ha chiesto di esaminare bene le carte prima di chiudere la vicenda. Non riesco a credere a quello che è successo – dice Andrea – prima come cittadino: come è possibile che qualcuno abbia deciso di tirar fuori centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici senza aver studiato a fondo la documentazione? In secondo luogo come figlio: la vicenda riguarda il decesso di una donna, di mia madre, non l’acquisto di una pecora al foro boario. Le persone che ho incontrato brillano per la totale mancanza di quel minimo di sensibilità che ci si aspetta da qualsiasi essere umano. Il paradosso è che il mio medico-legale dice che questo è niente – conclude Andrea che ha visto di ben peggio: non oso pensare a cosa possa riferirs

 

 

 

 

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