L’inganno del pane, coperto e servizio

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La domanda è se i ristoranti possono lecitamente aggiungere al conto la voce “pane e coperto” o “servizio”.

Intanto è bene spiegare di cosa stiamo parlando: il “coperto” rappresenta il corrispettivo per l’uso di tovaglie, tovaglioli, piatti e posate e la successiva pulizia, anche se spesso la voce è associata con il “pane”, in modo da dare una maggiore giustificazione al costo aggiuntivo richiesto.

Diversa è l’origine della voce  “servizio”, che varia dal 15 al 20 per cento del totale, trae invece origine dal passato quando non c’erano i contratti di lavoro e il personale veniva pagato a percentuale sulle ordinazioni dei clienti e dei tavoli che serviva. Il “servizio” era, appunto, la retribuzione dei camerieri, ma la voce è rimasta anche oggi, nonostante i camerieri siano regolarmente retribuiti.

Pur trattandosi di un addebito che può sembrare pretestuoso, nessuna norma lo vieta e, in via generale, l’unica condizione imprescindibile è che sia specificato nel listino prezzi. La questione è rimessa alle norme locali, che sono diverse, nel senso che qualche Regione o amministrazione comunale se ne è occupata e altre non hanno regolarizzato la materia.

La normativa è molto chiara:  per evitare inganni, il consiglio è quello di verificare che il menu  indichi la componente del servizio specificando cosa il consumatore paga a fronte di quella specifica voce di prezzo.

L’eventuale denuncia per illeciti posti in essere dai ristoratori deve essere presentata ai vigili urbani.

Autore: Massimiliano Dona

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

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