Le conseguenze dell’eliminazione del Mercato tutelato

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Abbiamo appreso che il Governo ha intenzione di presentare tra pochi giorni una Legge sulla Concorrenza che prevedrebbe l’abolizione del Mercato Tutelato: entro il 30 giugno 2015 per il settore gas e le piccole e medie imprese ed entro il 30 giugno 2016 per i consumatori domestici del settore elettrico.

Quale sarebbe lo scenario dopo la fine del Mercato Tutelato?

Il cliente domestico diverrà una facile preda degli operatori. Anzitutto l’Autorità per l’energia non fisserà più ogni tre mesi i prezzi di riferimento di elettricità e gas per i clienti domestici sulla base degli acquisti oggi effettuati sul mercato all’ingrosso dal grossista pubblico istituito a questo scopo, l’Acquirente Unico. Così gli operatori potrebbero fissare i propri prezzi senza confrontarsi con alcun benchmark, se non quello della propria convenienza.

Inoltre, le famiglie dovranno scegliersi un nuovo contratto di fornitura sul Mercato Libero. E’ facile prevedere che soltanto una piccola parte dei clienti domestici sceglierà un altro operatore rispetto a quello che sinora le ha servite nel Mercato Tutelato. La stragrande maggioranza dei consumatori semplicemente rimarrà con il suo fornitore di sempre. Si tratta di una dinamica già oggi visibile. Il 60% circa degli switching oggi effettuati avviene tra l’operatore che serve il cliente in maggior tutela e la società di vendita dello stesso operatore sul mercato libero, collegata al distributore.

Consolidamento di una situazione sostanzialmente monopolistica. Nel mercato dell’energia elettrica, ad esempio, per i consumatori domestici circa l’83% dei volumi di vendita sono appannaggio dei primi 3 gruppi societari italiani verticalmente integrati, con il primo che raggiunge da solo addirittura il 76% (dati dalla Relazione dell’Autorità 2014). Sarebbe una situazione che va chiamata col suo vero nome: un monopolio mascherato da oligopolio. Pressappoco quello che c’era in Italia prima della liberalizzazione del 1999, con la differenza che all’epoca, almeno, il monopolio era pubblico. Una situazione analoga sverrebbe a determinare nel settore del gas metano.

Quale potrebbe essere la ragione per cui si dovrebbe avviare la corsa al ribasso dei prezzi immaginata da alcuni teorici delle liberalizzazioni?

Ancora, i maggiori operatori elettrici fanno parte di gruppi integrati: quindi il problema di un rialzo dei prezzi si porrebbe non solo nella vendita, ma anche nel mercato all’ingrosso. Anche se oggi la domanda domestica pesa per circa un quinto del mercato all’ingrosso, almeno per questa frazione verrebbe meno l’interesse a realizzare prezzi competitivi. I produttori approvvigionerebbero i propri clienti con contratti infragruppo, riducendola la liquidità e la trasparenza sul mercato. In ogni caso, gli operatori non avrebbero alcun interesse a trasferire al consumatore finale eventuali miglioramenti di prezzo all’ingrosso per la quota non coperta dalla propria produzione, potendo incamerare tutto il margine. Addirittura, la fornitura al cliente finale potrebbe diventare strumento di arbitraggio per offrire a minor prezzo ad altri consumatori con maggior potere contrattuale.

Inoltre, la concentrazione del mercato retail in pochi operatori integrati costituirà anche una barriera all’entrata di nuove società.

Allora, se nel Mercato Tutelato si è pensato fosse sufficiente decidere un unbundling societario, in un mercato completamente liberalizzato bisognerebbe decidere anche un unbundling proprietario. Altrimenti si opererebbe semplicemente una redistribuzione della ricchezza dai consumatori domestici (in particolare quelli più vulnerabili) ai grandi operatori integrati del settore.

Né vale l’affermazione che un consumatore smart o pienamente informato potrebbe ottenere grandi benefici da un mercato privo di tutela: in un mercato con pochi operatori rilevanti, neppure il consumatore più intelligente può sfuggire a dinamiche implicitamente anti-concorrenziali. Semplicemente, non ha scelta, deve accettare ciò che offre un mercato così concentrato.

Né saranno sufficienti le promesse di vigilanza e sanzione dell’Autorità per l’energia e del’Antitrust a contenere l’aumento dei prezzi. Infatti, l’eventuale intervento delle Autorità non potrà che avvenire dopo che si siano verificati aumenti anomali dei prezzi e le indagini istruttorie richiederanno i loro tempi, cioè gli eventuali interventi sanzionatori delle Autorità arriveranno, se arriveranno, quando i buoi, come si dice, saranno già scappati dalla stalla, ed i consumatori i danni li avranno già subiti.

di  Pieraldo Isolani

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

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