La responsabilità dell’intermediario finanziario

truffe soldi

Una problematica che molti risparmiatori si trovano ad affrontare concerne la scelta di operare investimenti finanziari per incrementare i propri risparmi.

La materia in questione è emersa all’attenzione della pubblica opinione a cavallo dell’anno 2000, in relazione alla travagliata vicenda dei cosiddetti “tango-bonds”, ovverosia titoli emessi dalla Repubblica Argentina che, a seguito del default dello stato sudamericano, hanno determinato pesanti perdite per molti investitori privati.

Il caso argentino è balzato all’onore delle cronache e si è stato caratterizzato per numerose vicende giudiziali nazionali ed internazionali in quanto in molti casi gli investitori coinvolti non erano esperti nel settore quanto piuttosto piccoli risparmiatori, con basso profilo di rischio, invogliati quasi sempre dai propri istituti di credito a comprare titoli di tal genere, con la prospettiva di ottimi guadagni e bassi rischi.

In realtà le cose stavano diversamente: la situazione finanziaria della Repubblica Argentina era già parzialmente compromessa e, di conseguenza, fin dall’inizio si trattava di titoli ad alto rischio, certamente anomali per un portafoglio di un piccolo-medio risparmiatore.

Anche a causa di tali vicende si è evoluta sempre di più la normazione a tutela del consumatore nel settore dell’intermediazione finanziaria, regolato nello specifico dal Testo Unico Finanziario e dal Regolamento Consob n. 11522 del 1998, aggiornato più volte nell’ultimo quindicennio, oltre che dalla generica normativa civilistica.

In via generale ed operando una necessaria semplificazione gli intermediari finanziari nel fornire i servizi in questione devono tenere una condotta improntata alla massima diligenza ed a fornire informazioni corrette, chiare e non fuorvianti.

Per far ciò l’operatore professionale deve preliminarmente assumere dal cliente tutte le informazioni necessarie in relazione alle specifiche esigenze di rischio, in modo da consentire una operazione sicura ed adeguata.

Dopo aver recepito tali circostanze l’intermediario ha l’obbligo di fornire al cliente una descrizione generale della natura e dei rischi degli strumenti finanziari trattati, tenendo conto della classificazione del cliente (art. 31 regolamento Consob).

In particolare devono essere garantite informazioni sufficientemente dettagliate sui rischi (perdita totale investimento, obbligazioni aggiuntive) oltre a dover essere fornite informazioni sui costi e sugli oneri connessi al servizio.

Il contratto relativo ai servizi di investimento deve essere redatto per iscritto, con una copia consegnata al cliente, con la specifica indicazione dei servizi forniti, del periodo di efficacia e di rinnovo del contratto, delle modalità per il cliente di impartire ordini, ecc…

In linea generale l’intermediario deve correttamente valutare la situazione economica dell’investitore, la sua propensione al rischio e gli obiettivi perseguiti.

Sulla base delle informazioni ricevute l’intermediario deve verificare se l’operazione proposta sia nel complesso adeguata, anche alla luce dell’insieme delle operazioni effettuate.

Pertanto ciò significa che un piccolo investimento altamente speculativo può risultare magari congruo, se confermato dall’investitore, in un complesso di operazioni a rischio medio-basso mentre non lo sarà laddove esso si inserisca in una serie di operazioni ad alto rischio volute da un risparmiatore non professionale.

Se le operazioni richieste dall’investitore risultano in distonia con questo “quadro” l’intermediario deve astenersi dal porle in essere, a meno che il cliente insista comunque con la richiesta esplicita per iscritto.

Ne consegue che sintomatiche di un comportamento inadempiente e/o illegittimo dell’intermediario sono le condotte caratterizzate dalla carenza di una adeguata informativa, sia in fase di recepimento da parte dell’intermediario sia in fase di comunicazione nei confronti del cliente.

Un ulteriore indice sintomatico può essere costituito, altresì, dalla presenza all’interno di un portafoglio di titoli a basso rischio(che denota uno scarso interesse speculativo e, piuttosto, un interesse ad una semplice remunerazione del capitale investito) di titoli altamente speculativi; oggetto di ulteriore rilievo può essere il livello di istruzione e la competenza professionale dell’investitore.

Traendo le necessarie conclusioni è bene ribadire, dunque, come in presenza degli elementi sopra delineati possa astrattamente configurarsi una responsabilità di coloro che abbiano fornito servizi finanziari, con conseguenti obblighi restitutori/risarcitori nei confronti degli investitori.

Ad ogni modo prima di intraprendere qualunque azione risulterà particolarmente opportuna una valutazione legale atta a verificare la legittimità della condotta tenuta dall’intermediario.

Avv. Leonardo di Russo

UNC UMBRIA – sez. ORVIETO

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *