Equa riparazione… sempre meno equa?

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LEGGE DI STABILITA’ 2016: COME INCIDE SULL’EQUA RIPARAZIONE DA IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO.

Come noto, la legge n. 89 del 2001 – meglio conosciuta come legge Pinto – ha previsto nel nostro ordinamento il diritto ad ottenere un’equa riparazione in capo a chi abbia subito “un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” firmata a Roma il 4 novembre 1950, in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1 (“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”).
In base a tale legge viene infatti riconosciuta una somma di denaro (che in base alle norme attualmente vigenti è compresa tra 500 e 1500 euro) per ogni anno (o frazione di anno superiore ai 6 mesi) di eccessiva durata del processo in relazione al periodo ragionevole che, solitamente, si intende di 3 anni per il procedimento di primo grado, 2 anni per il secondo e un anno per il giudizio in Cassazione; nell’accertamento della violazione devono essere valutati alcuni fattori, quali la complessità del caso o il comportamento delle parti o del giudice durante il procedimento.
La relativa domanda, inoltre, può essere proposta a prescindere dall’esito vittorioso o meno della causa, attraverso un ricorso da presentare alla Corte d’Appello competente entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il processo; in pendenza di causa, invece, il ricorso è sempre proponibile. Tale ricorso deve essere deciso entro 4 mesi dal deposito e, in caso di accoglimento, la Corte d’Appello con decreto condanna lo Stato a corrispondere al ricorrente un indennizzo, oltre alle spese legali sostenute.
Questo fondamentale diritto del cittadino ad ottenere giustizia in tempi “rapidi”, tuttavia, rischia di essere notevolmente ridimensionato a causa di quanto previsto dall’art. 56 della bozza di legge di stabilità per il 2016 (intitolato “Disposizioni in tema di ragionevole durata del processo”), attualmente all’esame del Parlamento. Tale provvedimento prevede infatti:
una notevole riduzione dell’indennizzo: si passa infatti ad una somma che va da un minimo di 400 euro fino ad un massimo di 800 euro che potranno essere ulteriormente scontabili ( fino al 20% se le parti del processo siano più di 10 e fino al 40 % se più di 50, e con una diminuzione fino a un terzo nel caso in cui le richieste del ricorrente vengano integralmente rigettate nel procedimento cui si riferisce la richiesta di riparazione).
Introduzione dell’obbligo per la parte lesa dall’eccessiva durata del processo di sollecitare i tribunali con vari rimedi preventivi che divengono così condizione di procedibilità della successiva domanda di riparazione; nel settore civile, questo comporterebbe, ad esempio, la necessità di rinunciare al rito ordinario in favore di quello sommario.
introduzione di alcune presunzioni di insussistenza del danno, che obbligano la parte che abbia subito un processo di irragionevole durata a dimostrare il pregiudizio subito; nel processo civile ad esempio, quando il valore della causa non sia elevato o quando, pur avendo subito un danno, la parte abbia conseguito vantaggi patrimoniali uguali o maggiori all’indennizzo dovuto, sarà il cittadino stesso a dover dimostrare di aver subito un danno a causa dell’irragionevole durata, con inversione dell’onere della prova. Medesima inversione nel processo penale, in caso di prescrizione del reato o contumacia della parte.

In sintesi, dunque, il cittadino che subisca un processo irragionevolmente lungo, risulterà svantaggiato su ogni fronte: non solo otterrà un indennizzo molto più basso di quello attualmente previsto, ma dovrà in primo luogo attivarsi con strumenti preventivi volti proprio ad evitarne la stessa liquidazione! Tutto ciò, ovviamente, ad esclusivo vantaggio dello Stato – danneggiante -, in termini di risparmio; basti pensare che ogni anno vengono infatti presentate circa 12 mila domande di equa riparazione (che nel 55% dei casi riguardano procedimenti conclusi con ritardi che vanno dai 3 ai 7 anni), con una liquidazione annuale da parte dello Stato di circa 45 milioni di euro!
Una riparazione, dunque, che potrebbe riverlarsi in futuro ben poco “equa”.

 

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

 

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