CYBERBULLISMO: COS’E’ E COME SI COMBATTE

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Le origini del fenomeno

Il dilagare della tecnologia ha sicuramente facilitato e ristretto i tempi necessari per la comunicazione, soprattutto tra gli adolescenti. Non c’è quindi da stupirsi se ormai i bambini, già all’età di 7-8 anni usano gli sms, i social-network, le chat e le e-mail per comunicare con gli amici. Il problema, però, non è tanto l’uso precoce della tecnologia, quanto più il cattivo uso che se ne fa. Oggi, infatti, molti episodi di bullismo passano attraverso cellulari, internet, videogiochi, tanto che si parla di un nuovo fenomeno: il cyberbullismo. I cyberbulli sono coloro che si servono della tecnologia per spaventare, ridicolizzare ed opprimere i compagni più deboli.

Che la tecnologia possa contribuire in maniera significativa al fenomeno del bullismo non è una cosa che deve stupire: in un’epoca in cui la comunicazione passa anche e soprattutto attraverso internet, cellulari e computer, diventando sempre meno emotiva ed empatica e piuttosto sempre più arida, è ovvio che anche i fenomeni di violenza entrino a far parte del mondo virtuale. Oltretutto, la sfera tecnologie offre un grandissimo vantaggio: il bullo può minacciare, discriminare, ferire in maniera anche anonima e questo può rappresentare uno stimolo ulteriore per i ragazzi più aggressivi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che attraverso il web e i telefonini i ragazzi possono prendere visione di filmati, scene, immagini particolarmente violente, che prima dell’era tecnologica non erano facilmente accessibili. Il rischio di questo fenomeno è che il ragazzo cresca seguendo modelli errati e che costruisca un’identità personale e un’immagine del mondo completamente distorta. Può portarlo a essere violento, a non capire che cosa è il bene e il male. In alcuni casi, il giovane può finire anche con il chiudersi in un mondo virtuale, che però per lui è reale, tanto da non riuscire più a vivere le cose vere, a basare la sua vita sugli scambi, l’aggregazione, la solidarietà, l’amicizia.

 

Consigli per combatterlo

Cosa fare dunque? I genitori possono migliorare la situazione, attraverso una serie di comportamenti:

  •    cercare di essere più presenti nella vita del figlio, non solo fisicamente. Per capire come ragiona il proprio figlio è sufficiente, ad esempio, invitarlo a commentare i fatti di cronaca o chiedere le sue opinioni su temi quali amicizia e scuola;
  •    se ci si accorge che il proprio figlio ragiona in modo inopportuno è importante che i genitori non siano aggressivi e autoritari, ma lo aiutino a cambiare il proprio atteggiamento esprimendo opinioni che mettano in qualche modo in discussione ciò che pensa il ragazzo;
  •    è necessario che mamma e papà pongano dei limiti e non assecondino ogni desiderio del figlio.

Infine, la cosa migliore è sempre dare il buon esempio: è indispensabile, per trasmettere buoni modelli di comportamento, comportarsi in modo corretto davanti al proprio figlio. (UNC – Eleonora Iacobelli)

 

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