Come sposarsi ed evitare fregature

fedi

Sposarsi è una cosa bellissima, ma perchè la festa sia piena è necessario che tutto fili liscio anche dal punto di vista organizzativo.
Lo so bene perchè mi sono sposato solo pochi giorni fa e devo dire che io sono stato davvero fortunato, mentre (soprattutto in questa stagione) allo sportello dell’Unione Nazionale Consumatori non mancano le lamentele per i pranzi di nozze organizzati nei ristoranti oppure presso ville e locali affittati per l’occasione: la casistica è quanto mai varia e comincia innanzitutto dalla prenotazione, poiché puó capitare che le nozze vadano a monte o che gli invitati siano molti di meno rispetto alle previsioni.
Il Codice del consumo non disciplina la prenotazione, dunque la disdetta segue le regole generali del Codice Civile. Se il ristorante chiede una caparra secondo gli usi e consuetudini non dovrebbe essere superiore al 25% e per il consumatore è meglio che nella ricevuta sia definita “caparra penitenziale”: in questo caso, infatti, il ristoratore incamera la somma, ma non può agire per ulteriori risarcimenti. Se invece la caparra è “confirmatoria” o se non viene versato alcun acconto, il ristorante può agire per il risarcimento del danno (oltre a incamerare la caparra), ma deve dimostrarlo, per esempio provando che ha già sopportato delle spese o che ha dovuto rifiutare un’altra prenotazione per la data concordata, il che non è facile.
​Quasi sempre i pranzi collettivi non sono “alla carta”, ma si raggiunge un accordo sulle portate, sul servizio e sul prezzo. Onde evitare malintesi e contestazioni, è quanto mai opportuno che tale accordo sia sotto forma di preventivo scritto firmato dal ristoratore, con i maggiori dettagli possibili.
Un altro motivo delle liti successive sono le porzioni. Va ricordato che i ristoranti non hanno alcun obbligo di servire giuste porzioni, poiché sono esercizi di somministrazione (e non negozi che devono vendere “a peso”), quindi possono fare quello che vogliono, a meno che le porzioni minime non siano definite.
Poiché il pranzo non è “alla carta”, cade anche la regola che impone ai ristoranti di specificare nel menù se usano materie prime o ingredienti congelati. Un motivo in più (anche qualora ci si affidi al classico catering) per chiarire questi aspetti nell’accordo scritto, soprattutto in relazione al prezzo pattuito e al decoro qualitativo che si vuole dare al pranzo, altrimenti ogni lamentela successiva non ha fondamento giuridico.
Lo stesso vale per il vino. In genere i ristoranti applicano sulle bottiglie un ricarico che è il triplo del prezzo d’acquisto e non ha senso accordarsi sul servizio di un generico “Pinot grigio”, che può essere una bottiglia venduta al supermercato a 2 euro. Bisogna vedere chi è il produttore (cioè farsi specificare il nome della cantina) e verificare che il ricarico non sia spropositato.
Infine, allo scopo di evitare discussioni successive, nel preventivo scritto si dovrà anche prevedere una proporzionale riduzione del prezzo in caso di defezioni del numero dei partecipanti al pranzo, da comunicare al ristoratore con un certo anticipo.
Per rendere più complicata la vita ai “consumatori di servizi matrimoniali” dovrei accennare a quel che accade con le “liste di nozze”, cioè quei contratti con un certo negoziante (generalmente di articoli per la casa) con il quale ci si accorda perchè gli invitati possano scegliere il regalo più appropriato recandosi nello stesso negozio, in modo da evitare i doppioni attraverso la consultazione della lista. Anche qui, a parte qualche ricarico, si dovrebbe certi di non perdere i diritti di garanzia, facendosi consegnare dal negoziante una ricevuta che specifichi la data di consegna dei vari articoli (perchè è da questo momento partono i due anni di garanzia).
Discorso a parte meriterebbero le controversie con fotografi e cineoperatori o quelle con l’agenzia di viaggi incaricata della luna di miele: ma di questi servizi parleró in un altro post per attendere (scaramanticamente) di ricevere l’album fotografico del mio matrimonio e di tornare da viaggio di nozze.

Massimiliano Dona

 

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