AUMENTANO LE IMPOSTE SUI FONDI PENSIONE. SONO ANCORA CONVENIENTI ?

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Con la legge di stabilità per il 2015 il Governo ha innalzato la pressione fiscale sui rendimenti dei fondi pensione, portandola dall’11,5% al 20%. Alcuni commentatori hanno messo in evidenza che tale provvedimento va a disincentivare le adesioni alla previdenza integrativa, che stenta a decollare nonostante introdotta da più di venti anni.

Tuttavia, a tal proposito occorre fare evidenziare alcune questioni che non possono essere trascurate. In primo luogo, nonostante, il recente aumento di imposte continua a godere di un regime fiscale vantaggioso se confrontato con altre tipologie di investimenti finanziari che sono sottoposti ad una aliquota del 26% sui rendimenti (ad esclusione dei titoli di Stato italiani e europei che mantengono una aliquota del 12,5%).

In secondo luogo, i fondi pensione sono esenti dal bollo c.d. “Tremonti” pari allo 0,2 per mille annuo calcolato sul montante delle attività finanziarie in portafoglio. Imposta che colpisce tutti gli strumenti finanziari ad esclusione, appunto, di quelli destinati alla previdenza integrativa.
Infine, i fondi pensione continuano a godere della deducibilità fiscale sul reddito imponibile sino ad un massimo di € 5.164 di versamento annuo, che rappresenta un incentivo non trascurabile dal punto di vista economico per chi decide di crearsi una integrazione alla pensione pubblica.
La necessità di affrontare la questione previdenziale è riassunta nei dati che seguono che evidenziano come già dal 2011 la pensione pubblica non è più in grado di soddisfare i bisogni e i consumi di coloro che sono usciti dal mondo del lavoro e questo gap è destinato ad allargarsi ulteriormente per le nuove generazioni.

 

Paolo Polimanti

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

 

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