Acquistare farmaci online all’estero.. è reato?

farmaci on line

In Umbria (come nel resto dell’Italia) ci si affida ad internet per acquistare veramente di tutto, anche i medicinali. Ormai esistono tantissimi siti che propongono “farmaci” di tutti i tipi, che si possono acquistare anche senza ricetta medica. Tutto questo è legale?

Agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori Umbria si moltiplicano le richieste di informazioni circa l’argomento. Dai nostri dati, i farmaci maggiormente acquistati sono prodotti per il dimagrimento, contro l’impotenza, contro la calvizie, contro inestetismi in genere. Il valore aggiunto della vendita on line si riscontra nell’anonimato e nei prezzi spesso molto competitivi.

Si può dire, dichiara il Presidente Prof. Avv. Damiano Marinelli, che i nostri associati sono preoccupati per il tipo di farmaci acquistati (cioè se sono effettivamente equivalenti a quelli comperati in farmacia) e se comunque tutto sia possibile acquistare un farmaco senza ricetta (mentre in Italia sarebbe obbligatoria).

Per la prima problematica, si deve essere sicuri, eventualmente, di acquistare da siti che facciano riferimento a farmacie e a prodotti non contraffatti. In questa ottica è bene sottolineare come un farmaco contraffatto non solo potrebbe non avere gli effetti desiderati, ma potrebbe causare problemi di salute, anche gravi e d irreversibili. Vale la pena? Inoltre molto spesso si incappa nella truffa (pagamento anticipato e mancato invio del materiale, o invio di materiale contraffatto). In questo caso molti non denunciano l’accaduto, anche perché visto il tipo di farmaco acquistato vogliono rimanere nell’anonimato… inoltre spesso la fantomatica azienda che gestisce il sito ha una sede fuori Italia (e fuori UE), e questo comporta una difficoltà comunque nel procedere alle ulteriori indagini.

Ma è possibile acquistare on line da siti autorizzati stranieri, cioè operanti nei Paesi Ue dove la vendita è legale? Infatti, in molti Stati dell’Unione europea la vendita di medicinali online è considerata legale (es. Regno Unito). La situazione, preso atto della differente legislazione vigente negli Stati Ue è abbastanza controversa. In Italia infatti si può acquistare online i c.d. “farmaci da banco”, con apposito “bollino di qualità”. È vietato, invece, vendere e acquistare farmaci che necessitano di prescrizione medica, che non può essere rilasciata online.

Per gli acquisti on line è da rilevare come l’acquisto tramite sito internet comporta l’applicazione della disciplina del paese estero, in accordo col principio civilistico per il quale al contratto si applica la normativa del Paese dove lo stesso è stato concluso (quindi, quello del sito estero che riceve la conferma dell’ordine). Inoltre, se i farmaci sono venduti regolarmente in un paese europeo significa che hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni, perciò considerati originali e non contraffatti secondo le disposizioni dell’Oms. Infine la legge italiana non vieta espressamente l’acquisto ma solo la vendita.

E’ vero però che gli artt. 55 e 147 del D. Lgs. n. 219/2006 puniscono chiunque importa nel territorio nazionale medicinali farmacologicamente attivi senza autorizzazione rilasciata dall’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco). Dunque ogni acquisto incorre, all’atto della consegna, nel reato di “importazione di medicinali senza prescritta autorizzazione”, stabilito dalla normativa che prevede l’applicazione di una pena molto severa: l’arresto da sei mesi ad un anno e l’ammenda da 10.000 a 100.000 euro.

In effetti si riscontrano dei procedimenti penali in corso, a seguito delle denunce da parte degli uffici doganali, in quanto l’interpretazione della normativa risulta assolutamente restrittiva, perciò sia l’Aifa che i provvedimenti dell’antitrust e delle Corti italiane negano sia la liceità della vendita che dell’acquisto.

V’è però una possibile “scappatoia”: la giurisprudenza è orientata nel senso di escludere il reato quando l’acquisto è effettuato da privati per uso esclusivamente personale, in quanto la normativa sanziona i medicinali “destinati ad essere messi in commercio” sul suolo nazionale, dunque per scopi industriali e commerciali e non già al singolo cittadino che acquista per uso personale. Da sottolineare che tale scriminante può valere quando i farmaci non siano contraffatti e siano invece registrati e riconosciuti anche in Italia.

In un momento in cui si parla molto spesso di concorrenza, questa condizione appare sicuramente poco apprezzabile: il mercato comune europeo è basato sulla libera circolazione di persone e merci, dunque il divieto espresso dalla normativa italiana appare fuori dal tempo (ed allo spazio comune). Anzi si potrebbe obiettare che tale divieto sia una palese violazione del principio di libera circolazione delle merci all’interno del mercato comune. Concorrenza che potrebbe andare a tutto vantaggio dei consumatori italiani … sia nelle modalità di acquisto che rispetto ai prezzi dei prodotti!

 

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

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