Obiettivi della strategia Europa 2020 e politiche giovanili…

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Questo argomento contiene 1 risposta, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  Damiano Marinelli 3 anni, 3 mesi fa.

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  • Damiano Marinelli
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    Vedi: http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htmv

    Per L’Unione Europea, nel corso degli anni ’80, va sempre più concretizzandosi l’idea di un’Unione che sia non solo economica, ma una comunità a tutti gli effetti, che riguardi quindi sempre più sfere della vita dei cittadini comunitari.

    Al termine di questo decennio, significativamente, nascono i primi due importanti interventi riguardanti i giovani.

    Nel 1989 viene creato il longevo programma Gioventù per l’Europa, il quale mirava sin da allora a promuovere la mobilità internazionale, considerata un elemento fondamentale per l’arricchimento culturale. Nei 20 anni successivi, prima che il programma si trasformasse nell’attuale Youth in Action, hanno direttamente beneficiato di questo programma più di 1,6 milioni di giovani o giovani lavoratori, che hanno partecipato a scambi, volontariato e formazione. Nel solo 2008, oltre 110.000 giovani ed animatori socio-educativi hanno preso parte agli oltre 7.000 progetti, che sono stati 100.000 nel periodo 2000-2006.

    L’altro importante programma che prese avvio in quegli anni fu lo storico programma Erasmus. Acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students (Piano d’azione delle regioni europee per la mobilità degli studenti universitari), e ispirato al nome di Erasmo da Rotterdam (che già nel 1300 viaggiò per l’Europa nella convinzione dell’importanza della diversità culturale) è stato approvato in via definitiva nel 1987, e da allora ha favorito lo spostamento di ben 2 milioni di studenti. Il successo dell’Erasmus lo portò ad evolversi ed ampliarsi continuamente, sia in termini di dotazione economica che di iniziative promosse (ad esempio il progetto Leonardo, per scambi professionali per i laureati).

    Un altro momento importante di questa fase fu la pubblicazione nel 1992 della “Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale”, la quale indicava per la prima volta in maniera chiara le linee delle politiche giovanili europee.

    Il punto centrale stava nella comprensione che la partecipazione attiva dei giovani alle decisioni e alle attività a livello locale e regionale è essenziale se si vogliono costruire delle società più democratiche, più solidali, e più prospere. Partecipare alla vita democratica di una comunità non significa infatti unicamente il di voto. Partecipare ed essere un cittadino attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità, e, in caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano contribuire alla costruzione di una società migliore.

    Gli enti locali e regionali, che sono le autorità maggiormente vicine ai giovani, hanno un ruolo centrale nello stimolare la loro partecipazione in modo concreto, affinché possano esercitare fin da ora un’influenza sulle decisioni importanti.

    Essi, infatti, contribuiscono ad integrarli nella società, aiutandoli ad affrontare non solo le difficoltà e le pressioni che subiscono, ma anche le sfide di una società moderna. L’idea è quindi che ogni politica e ogni attività di promozione della partecipazione dei giovani debba accertarsi che esista un ambiente culturale rispettoso dei giovani, che tenga conto della diversità delle loro esigenze, delle loro situazioni e delle loro aspirazioni.

    La tappa fondamentale, che chiuse questa prima fase di affermazione del ruolo dei giovani nella nascente Unione Europea come la conosciamo oggi, si concretizzò nel 1993, quando venne approvato il Trattato sull’Unione Europea,
    a Maastricht.

    Questo trattato sancì ufficialmente il passaggio dalla Comunità Europea (solo accordi di natura economica) all’Unione Europea (che arriva ad abbracciare tutti gli aspetti della nostra vita), gettando le basi per tutte le successive trasformazioni degli anni a venire: ad esempio il mercato unico e la moneta unica. All’interno di questo trattato, in pratica quello fondativo, venne inserito un articolo specifico sui giovani e sull’istruzione, articolo che verrà poi ripreso e reinserito nell’ultimo importante Trattato di Lisbona del 2009 (quello che viene chiamato la Costituzione dell’Europa): L’azione dell’Unione è intesa a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di
    attività socioeducative e a incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita democratica dell’Europa.

    Il documento centrale della linea delle politiche giovanili europee è il cosiddetto “Libro Bianco”, dal titolo Un nuovo impulso per la gioventù europea, adottato nel 2001.

    Il Libro, nato in seguito ad un’attività di consultazione senza precedenti, forniva un quadro completo della situazione giovanile europea, presentava le sfide principali che si presentano ai cittadini più giovani e raccoglieva molti suggerimenti provenienti dai tanti soggetti coinvolti nella fase di ascolto. Alla luce di tutte queste informazione, proponeva agli Stati Membri Europei di aumentare la cooperazione in quattro aree ritenute prioritarie per i giovani:

    Partecipazione:
    “È essenzialmente nella vita locale che la partecipazione deve svilupparsi, e anche nella scuola che è uno spazio privilegiato di partecipazione. Occorre d’altronde allargare la partecipazione ai giovani che non sono organizzati in associazioni.”

    Informazione:
    “La partecipazione è indissociabile dall’informazione dei giovani. La responsabilità di informare i giovani ricade innanzitutto sugli Stati membri, anche per quanto concerne gli affari europei […]Bisogna raggiungere se possibile i giovani stessi, ma in tutti i casi le persone che sono in contatto con loro a scuola, nei club, nelle associazioni ecc.”

    Attività di volontariato:
    “Il volontariato, che è al contempo un modo di partecipazione sociale, un’esperienza educativa, un fattore di occupabilità e di integrazione, risponde alle aspettative dei giovani e della società.”

    Miglioramento della conoscenza delle questioni riguardanti i giovani.
    Oltre a queste aree, considerate centrali per una politica giovanile di successo, il Libro invitava a tenere maggiormente in considerazione la dimensione giovanile anche in tutti gli altri campi politici che potessero riguardare sia direttamente che indirettamente i giovani, raccomandando di tenere in considerazioni le specifiche aspettative e necessità giovanili, quindi, anche in settori come l’istruzione, la formazione, l’occupazione e l’inclusione sociale, la salute e la lotta contro la discriminazione.

    L’importanza del coinvolgimento giovanile assumeva inoltre un senso più forte alla luce del precedente
    Libro Bianco sulla governance europea, che faceva della maggiore inclusività possibile uno dei pilastri del futuro dell’Unione Europea stessa.

    Declinata a livello dei giovani, i principi di questa inclusività significano:

    – Apertura: assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio, per far sì che comprendano il funzionamento dell’Europa e delle politiche che li riguardano.

    – Partecipazione: assicurare la consultazione dei giovani e promuovere la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano e, in linea generale, alla vita delle loro collettività.

    -Responsabilità: sviluppare una cooperazione nuova e strutturata tra gli Stati membri e le istituzioni europee attuare, al livello di responsabilità appropriato, soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani.

    -Efficacia: valorizzare la risorsa costituita dalla gioventù perché possa meglio rispondere alle sfide della società, contribuire al successo delle diverse politiche che la riguardano e costruire l’Europa di domani.

    – Coerenza: sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano la gioventù e dei diversi livelli d’intervento che li riguardano.

    Oltre a proporre azioni e indirizzi, il Libro ebbe anche un ruolo molto importante nel rappresentare una risposta forte all’apparente disaffezione dei giovani nei confronti delle tradizionali forme di partecipazione nella vita pubblica, nonché nel sollecitare i giovani europei a diventare dei cittadini maggiormente attivi. Il quadro dettagliato nato dalle consultazioni, infatti, permetteva di portare avanti soluzioni mirate e specifiche sulle principali necessità dei giovani, tra cui, come priorità, appunto quelle della partecipazione e della cittadinanza attiva attraverso forme e canali innovativi.

    Scritto nel 2003 e diffuso nel 2004 , troviamo il seguito del Libro Bianco, dal titolo Seguito del Libro bianco “Un nuovo impulso per la gioventù europea”: bilancio delle azioni condotte nel quadro della cooperazione europea in materia di gioventù. Esso approfondiva alcuni aspetti già riportati nel Libro del 2001, valutando gli effetti delle linee proposte. Sempre nel 2003, uscì un documento rivolto in maniera specifica alle politiche giovanili in ambito
    locale, per i 10 anni dalla sua prima stesura (si vedano i primi passi raccontati all’inizio): “Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale”.

    Nel 2005, per sostenere la strategia di Lisbona venne pubblicato un importante comunicazione della Commissione Europea dal titolo Patto Europeo per la Gioventù: promuovere e realizzare la cittadinanza attiva dei giovani per una migliore occupabilità, integrazione e sviluppo sociale, che mirava a proporre un’azione coordinata nell’ottica della nuova politica dell’Unione, a cui si stava lavorando e che sarebbe poi sfociata nel Trattato di Lisbona nel 2009, che promuovesse azioni coordinate tra gli Stati Membri al fine di coinvolgere ancor di più i giovani nelle politiche locali, nazionali e comunitarie.L’ultima tappa, come documenti a cui rifarsi, di questo lungo percorso risale al novembre del 2009, ossia alla pubblicazione di una risoluzione del Consiglio Europeo dal titolo Una strategia dell’Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori Responsabilità. In linea con il percorso svolto fino a questo punto, questa strategia mira ad aggiornare il quadro e le sfide da affrontare, elaborare nuovi strumenti e coinvolgere sempre più attivamente i giovani, soprattutto quelli appartenenti alle classi meno favorite.

    Approvata nel 2010, la Comunicazione della Commissione Europea 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva mira a definire gli obiettivi dell’Europa e degli stati membri per il decennio in corso, al fine di favorire una crescita intelligente, sostenibile e solidale. All’interno di questa strategia i giovani assumono un ruolo centrale e insostituibile.
    I 5 obiettivi che l’UE è chiamata a raggiungere entro il 2020 sono:
    1. Occupazione
    • innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni)
    2. Ricerca&Sviluppo / innovazione
    • aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo ed innovazione al 3% del PIL dell’UE (pubblico e privato insieme)
    3. Cambiamenti climatici /energia
    • riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990
    • 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili
    • aumento del 20% dell’efficienza energetica
    4. Istruzione
    • riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%
    • aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria
    5. Povertà / emarginazione
    • almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno

    Caratteristica degli obiettivi
    • Danno un’idea generale di quali debbano essere i parametri chiave dell’UE nel 2020.
    • Sono tradotti in obiettivi nazionali in modo da consentire a ciascuno Stato membro di verificare i propri progressi.
    • Non comportano una ripartizione dei compiti perché si tratta di obiettivi comuni da conseguire insieme a livello sia nazionale che europeo.
    • Sono interconnessi e di reciproca utilità:
    • progressi nel campo dell’istruzione contribuiscono a migliorare le prospettive professionali e a ridurre la povertà
    • più Ricerca&Sviluppo/innovazione ed un uso più efficiente delle risorse ci rendono più competitivi e creano nuovi posti di lavoro
    • investire nelle tecnologie pulite serve a combattere i cambiamenti climatici e contemporaneamente a creare nuove opportunità commerciali e di lavoro.

    Da: LE NUOVE POLITICHE GIOVANILI:I GIOVANI COME RISORSA E COME MOTORE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA SOCIETÀ
    Breve dispensa delle politiche europee sui giovani / Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige / Casa-Scuola-Cultura

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  • Damiano Marinelli
    Partecipante

    da: https://ec.europa.eu/youth/policy/youth-strategy/world_it

    Qual è il ruolo dell’UE?

    L’UE vuole incoraggiare i giovani a collaborare con regioni esterne all’Europa e a partecipare maggiormente ai processi politici mondiali su temi come i cambiamenti climatici, gli obiettivi di sviluppo dl millennio dell’ONU, i diritti umani, ecc.

    In particolare, si propone di:

    sensibilizzare i giovani ai temi globali
    offrire ai giovani la possibilità di avere sui temi globali uno scambio di opinioni con i responsabili politici
    favorire la comprensione reciproca tra i giovani di tutto il mondo attraverso il dialogo
    incoraggiare i giovani a partecipare a progetti ecologici di volontariato (“volontariato verde”) e ad adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente (riciclaggio, risparmio energetico, uso di veicoli ibridi, ecc.)
    promuovere le opportunità imprenditoriali, occupazionali, educative e di volontariato in ambito extraeuropeo
    promuovere la collaborazione e gli scambi tra operatori giovanili di diversi continenti
    incoraggiare i giovani a partecipare ad attività di volontariato in paesi in via di sviluppo o a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo nel proprio paese.

    Quali sono le misure concrete?

    In particolare, la Commissione persegue tali obiettivi mediante:

    progetti Erasmus+ che sostengono la mobilità internazionale dei giovani e degli operatori giovanili, nonché la collaborazione internazionale delle organizzazioni giovanili. I progetti promuovono la cittadinanza attiva dei giovani e le loro prospettive di lavoro mediante una didattica e un apprendimento non tradizionali, contribuiscono alla qualità e al riconoscimento dell’animazione socioeducativa e alle competenze delle organizzazioni giovanili e di altri soggetti interessati
    una maggiore collaborazione con paesi partner che confinano con l’UE tramite: la “Finestra Gioventù del partenariato orientale”, che rafforza la collaborazione con Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina, e la “Finestra Gioventù dei Balcani occidentali”, che promuove la collaborazione con Albania, Bosnia-Erzegovina, Kossovo, Montenegro e Serbia
    la partnership per la gioventù UE-Consiglio d’Europa – un convegno annuale di responsabili politici, ricercatori, operatori giovanili e giovani dell’Europa sudorientale, orientale, del Caucaso e del Mediterraneo meridionale
    eventi bilaterali tra l’UE e i paesi non europei per promuovere il dialogo interculturale e la comprensione tra i giovani.

    Il “dialogo interpersonale ad alto livello UE-Cina”, avviato nel 2012, ha prodotto una serie di progetti comuni tra organizzazioni giovanili che vertono su temi d’interesse comune, come le prospettive di lavoro e lo spirito imprenditoriale dei giovani, la partecipazione dei giovani alla società e le attività di volontariato. Inoltre, in Europa e in Cina hanno avuto luogo eventi specifici sullo sviluppo dell’animazione socioeducativa e l’imprenditorialità giovanile. Nella seconda riunione del dialogo del 2014 è stato deciso di proseguire tali attività negli anni a venire.

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